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La passeggiata di Diodata Saluzzo Roero

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Roma

Un altro anno è passato, cara Roma, e dobbiamo farti gli auguri di buon compleanno. È vertiginoso pensare che tutto ciò che ci circonda esiste dal 753 a.C., quando Romolo aggiogò il toro all’aratro per tracciare il pomerium, il confine sacro della sua città, che col passare dei secoli si sarebbe esteso fino ai confini del mondo. 

   Ma come si può augurare buon compleanno a Roma in modo degno? Lei è davvero piena di contraddizioni: accogliente e respingente, bellissima e con le strade bucherellate, stressante e capace di regalare emozioni uniche, un po’ imperatrice, un po’ prostituta. Insomma, nel bene e nel male, a me sembra proprio che Roma sia una donna. 

Roma
Diodata Saluzzo Roero

    Proprio per questo vorrei affidare il gravoso compito ad una voce femminile, quella di Diodata Saluzzo Roero (Torino, 31 luglio 1744 – 24 gennaio 1840). Celebre poetessa improvvisatrice elogiata dal Parini e dal Manzoni, entrò a far parte dall’Accademia dell’Arcadia con il nome di Glaucilla Eurotea. Scrisse delle opere in cui le donne sono protagoniste, come il poemetto Ipazia, dedicato alla celebre scienziata egiziana del IV secolo d.C., e il poema epico in ottava rima Amazzoni. 

    “L’amor delle rovine del Campo Vaccino mi ha fatto prendere su un male di testa che dura ancora […] giro e guardo come se le ombre dei grandi dovessero risorgere”; così scriveva a Coriolano Malingri il 28 aprile 1824, definendo soprannaturali le cose che vedeva. 

“Degli uomini non ne parlo: è bello il tacerne. Preferirei passeggiare nel Colosseo, grande e portentosa mole, che io non potrei descrivere mai: il Colosseo, bagnato dal sangue dei martiri, testimonio di tanta gloria romana e tanta cristiana virtù. La luna che scende fra quei ruderi immensi e cinge col raggio la Croce, che vi fu locata nel mezzo, è cento volte più bella che non la stessa luna scendente sul mare: ed è pur bella la notte marittima, per ciò dico molto lodando la luna nel Colosseo”. 

    Con straordinaria capacità espressiva Diodata descrive la sua emozione durante la passeggiata notturna e in poche parole coglie l’essenza della città: la gloria romana, la virtù cristiana e l’incanto della luna, più bella sul Colosseo che sul mare. A Roma un tempo c’erano Cesare e Cicerone, poi i pontefici sovrani e oggi ci siamo noi, ma lo spettacolo lunare è sempre lo stesso. 

    “Degli uomini non ne parlo, è bello il tacerne”: non parliamo solo dei politici corrotti o dei sindaci incapaci di amministrare la città, guardiamola con amore, con l’occhio di Diodata.

Buon compleanno, Roma!      

Alessandro Gerundino

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