Pancaro esclusivo: “Venticinque anni fa la mia Lazio sul tetto d’Europa”

Il difensore racconta la finale di Coppa delle Coppe, vinta dai biancocelesti 25 anni fa contro il Real Mallorca: “Una delle soddisfazioni più grandi della mia carriera”

Maggio è il mese delle ricorrenze e dei momenti da ricordare per la Lazio. Dopo le celebrazioni per i 50 anni del primo, storico scudetto, firmato dalla Banda Chinaglia, il club festeggia oggi le nozze d’argento per il primo trofeo internazionale conquistato nella storia della società capitolina: la Coppa delle Coppe vinta nel 1999 a Birmingham. Una vittoria che la squadra guidata da Sven Goran Eriksson, portò a casa al termine di un lungo cammino.

Venticinque anni fa la Lazio conquistò la Coppa delle Coppe dopo aver battuto il Mallorca in finale. Il ricordo di Giuseppe Pancaro – Roma.Cityrumors.it (Instagram)

La prima volta non si scorda mai. Dopo aver sfiorato la Coppa Uefa la stagione precedente, la Lazio di Sven Goran Eriksson alza al cielo il suo primo trofeo internazionale. E’ il 19 maggio 1999, quando al Villa Park di Birmingham Bobo Vieri e Pavel Nedved regalano a tutti i tifosi laziali l’ultima edizione della Coppa delle Coppe. Un successo arrivato al termine di un percorso esaltante che ha visto Salas e compagni eliminare nell’ordine Losanna, Partizan Belgrado, Panionios e Lokomotiv Mosca, prima della finalissima. Quasi non ci credo che sono passati 25 anni: mi sembra ieri che festeggiavamo quella Coppa delle Coppe a Birmingham contro il Mallorca – ricorda in esclusiva ai nostri microfoni Giuseppe Pancaro, difensore della Lazio del 1999è stata una vittoria arrivata dopo un lungo percorso: prima il successo in Coppa Italia l’anno prima, poi la vittoria dello scudetto. Avevamo una mentalità vincente, che è frutto dell’abitudine di giocare e vincere numerose gare di livello. E noi siamo riusciti a portarla avanti”. 

Il cammino prima della finale

Un cammino tutt’altro che agevole. Contro il Losanna sono stati necessari due pareggi sofferti (1-1 all’Olimpico, 2-2 in Svizzera). A Belgrado (dopo lo 0-0 della gara d’andata) è andata in scena una vera e propria battaglia, dove Mihajlovic e Stankovic, ex bandiere della Stella Rossa, si sono esaltati. Se con il Panionios di Strakosha (padre dell’attuale numero uno laziale) non c’è stata storia, ben diverso è stato il confronto con la Lokomitiv Mosca nella doppia semifinale. Superata solo con una prodezza del rientrante Boksic. “Ricordo che passammo il turno attraverso due pareggi –. Uno ad uno in Russia e zero a zero allo stadio Olimpico. Gare tiratissime e molto equilibrate. Nonostante noi fossimo superiori a livello tecnico loro ci misero molto in difficoltà. Ci resero la vita difficile. Ricordo che in Russia c’era un ambiente molto caldo e loro sfruttarono la loro abitudine a giocare gare di un certo livello. Avevano una mentalità vincente frutto di tanti successi nel campionato russo. All’Olimpico fu diverso, ma allo stesso tempo altrettanto complicato”.

Della semifinale contro la Lokomotiv Mosca, Pancaro ha un ricordo nitido: “Per me eliminare la Lokomotiv e approdare in finale fu una piccola rivincita per la Coppa Uefa della stagione precedente. Arrivammo alla finalissima con l’Inter in grandissima emergenza. Al termine della stagione e decimati da tanti infortuni. Anche io ero fuori e non ho potuto aiutare i miei compagni contro i nerazzurri. Eliminando i russi della Lokomotiv Mosca mi sono guadagnato la possibilità di giocare la mia prima finale europea. Che poi vincemmo”. Il gol decisivo lo realizzò Alen Boksic: L’azione la iniziai io, con un lancio per lui. Alen la spizzò per Stankovic, che servì Mancini, che con un assist mise Boksic davanti al portiere. Fu un gol importante che festeggiò a lungo. Un gol che ci spalancò le porte della finale”.

Giuseppe Pancaro impegnato nella semifinale contro la Lokomotiv Mosca – Roma.Cityrumors.it – La Presse Foto

In finale Vieri e compagni affrontano il Mallorca di Hector Cuper che ha eliminato a sorpresa il Chelsea di Gianluca Vialli. Eriksson schiera una Lazio molto offensiva, con Mancini a centrocampo e davanti la coppia formata da Vieri e Salas. “Solo un visionario come Eriksson poteva inventarsi una cosa del genere. Fu una mossa che gli permise di confermare la coppia d’attacco e di lasciare un genio come Mancini in campo. Eriksson non si privava mai dei giocatori di maggior spessore. Davanti agli schemi e ai sistemi di gioco, metteva sempre i calciatori. Sceglieva il modulo in base agli undici che gli davano maggiori garanzie. Fu un precursore”, continua Pancaro. 

Pancaro e l’assist a Vieri: “Gli ho messo una bella palla…”

L’inizio è illusorio: al settimo è proprio Pancaro ad effettuare un lancio lunghissimo che taglia in due la difesa avversaria; Vieri studia la traiettoria, si avventa sulla palla e con un salto imperioso anticipa tutti colpendo di testa. La palla prende una traiettoria fantastica, impennandosi prima, per poi abbassarsi di scatto alle spalle del portiere Carlos Roa. E’ il goal del vantaggio. Fantastiche le immagini di esultanza dei tifosi laziali presenti in curva: i replay mostrano i volti dei laziali seguire il viaggio del pallone verso la porta, per poi lasciarsi andare alla gioia più sfrenata. “Tra me e Vieri si era creato un bel feeling. Gli ho servito tanti palloni che lui ha trasformato in gol. Ci frequentavamo anche fuori dal campo e tra di noi c’era una bella intesa. Gli ho messo una bella palla (ride ndr.).

L’assist di Giuseppe Pancaro per il colpo di testa vincente di Cristian Vieri – Roma.Cityrumors.it (Youtube Frame)

Il pareggio e il gol di Nedved. Pancaro: “Abbiamo meritato la vittoria”

Il vantaggio dura però solo quattro minuti: il tempo che Dani, centravanti del Mallorca, impiega per pareggiare. Tutto da rifare. Al ventesimo minuto, scontro aereo tra Vieri e il portiere Roa. Il laziale crolla a terra. Inizia a sanguinare per una vistosa ferita all’arcata sopraccigliare destra. Ma come se niente fosse torna in campo e lotta su ogni pallone. Anche quello che a dieci minuti dalla fine rimbalza al limite dell’area spagnola. Il gigante laziale (incurante della fasciatura) si avventa sulla palla in contrasto con Marcelino, creando una carambola che porta la sfera dalle parti di Nedved. Il centrocampista non ci pensa su due volte: si gira velocemente e lascia partire un destro dal limite dell’area di rara potenza e precisione che si va ad insaccare alla sinistra di Roa. Il Villa Park è scosso da un boato imperioso. I tifosi giunti da Roma capiscono che il sogno sta per materializzarsi e si lasciano andare ad un’esultanza sfrenata. E’ il goal che proietta la Lazio nell’Olimpo del calcio europeo e che regala una serata di festeggiamenti, in Inghilterra e nella capitale. Eriksson viene portato in trionfo, al pari del presidente Cragnotti. Alessandro Nesta, promosso capitano a metà stagione alza al cielo la sua prima coppa. Un momento storico. Indimenticabile.

“Noi facemmo un ottimo finale di stagione – conclude Pancaro –  e arrivammo a giocarci i nostri obiettivi fino all’ultimo, inanellando anche una serie di vittorie consecutive. Eravamo molto forti, una specie di macchina da guerra. Giocare partite con una posta in palio così alta possono anche bloccarti. E poi non dobbiamo dimenticarci che eravamo anche in corsa per lo scudetto. Non mollammo nulla. Il nostro obiettivo principale era vincere lo scudetto, che purtroppo fallì all’ultima giornata, ma la vittoria in Coppa delle Coppe, il primo trofeo internazionale nella storia della Lazio, ci ha ripagato di tante altre problematiche che abbiamo affrontato e superato”. 

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