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Luci ed ombre del panorama calcistico italiano

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All’indomani della sciagurata, nonché s-ventura-ta, uscita dell’Italia dai prossimi Mondiali di calcio di Russia 2018, con consequenziali dimissioni del Presidente della F.I.G.C., Carlo Tavecchio, l’orizzonte del panorama calcistico italiano risulta alquanto cupo ed incerto.

Ovviamente la mancanza della figura presidenziale a capo della Federazione fa sì che molti degli addetti ai lavori si domandino cosa riserverà il futuro prossimo della Nazionale e dell’intero mondo calcistico.

A tal proposito, la normativa predisposta all’interno dello statuto del C.O.N.I., e precisamente l’art. 6, comma 4, lett. f), statuisce che il Consiglio Nazionale può deliberare il commissariamento di una Federazione nazionale qualora vi siano gravi irregolarità al suo interno ovvero in caso di constatata impossibilità di funzionamento.

Ora, stabilire se ci siano o meno i requisiti per tale delibera è alquanto complicato, seppur scontata potrebbe essere la risposta positiva a questo dubbio. Ciò che è certo sono gli effetti che questa ipotesi porterebbe con sé. Controllo gestionale della Federazione sotto l’ala protettiva del CONI, in un momento storico particolarmente buio dal punto di vista sportivo e non, amministrazione controllata fino a nuove elezioni e programmazione bloccata, ad eccezion fatta che non vi sia un espresso conferimento al commissario straordinario di un potere “allargato” che legittimi un piano d’azione a lungo a termine.

Detto ciò, ogni evento storico (sportivo e non) ci insegna che per non ripetere gli stessi errori è necessario caprine la causa, pertanto, la problematica principale è da rinvenire su quali siano effettivamente le ragioni che hanno scaturito una sconfitta sportiva di queste dimensioni, coinvolgendo tutto il panorama sportivo italiano, come lo stesso Presidente Malagò ha evidenziato nei giorni scorsi.

Assenza di squadre B nella categoria cadetta, vivai giovanili non curati, strutture sportive obsolete…. sono questi i motivi da cui è scaturita la disfatta della Nazionale. Tanti problemi, tutti riconducibili però ad un’unica accezione. La cultura.

La cultura di essere vincenti attraverso un percorso di crescita che renda il nostro calcio, e non solo, al livello di quelli delle principali nazioni mondiali. È questo che manca. Il tutto a partire dai giovani, si proprio da loro, che devono essere il motore di un movimento rivoluzionario che inizi dal basso fino ad intaccare i soliti vecchi problemi dello sport italiano, fatto di “palazzi” e disuguaglianza che immobilizzano il progresso.

E allora si che è necessaria “l’ala protettrice” del C.O.N.I. in un momento di transizione in cui l’inerzia è il peggior nemico di un cambiamento tanto importante quanto doveroso. Aspettare un nuovo Presidente della FIGC, in tal senso, può essere pericoloso, visto il lasso di tempo che ci vorrà affinché tutti gli addetti ai lavori trovino un candidato comune che possa portare gli interessi di tutti in cima alla lista delle “cose da fare”. Pericoloso perché c’è bisogno di risposte, di certezze assolute che garantiscano il corretto svolgimento delle competizioni, considerando l’impossibilità temporanea della FIGC di poter garantire una corretta attuazione delle proprie mansioni vista l’assenza del suo leader che, per inciso, rimarrà Carlo Tavecchio ad interim in caso di mancato commissariamento del CONI.

Cosa ci si aspetta? E quali sono queste certezze?

La risposta è fin troppo evidente. Riportare la cultura sportiva tra i banchi di scuola, “italianizzare” il più possibile i vivai delle squadre tenendo in considerazione una politica d’integrazione sociale finalizzata si all’aggregazione ma che tenga conto anche dei numerosi talenti in giro per l’Italia (troppe volte scartati e difficilmente seguiti), investire nelle strutture comunali (perché in fondo è meglio il “campetto” che la strada) e, soprattutto, far si che tutte queste parole non siano solo uno spot finalizzato a prendere più voti possibili ma che riportino lo sport ai suoi fasti migliori.

Forse ha ragione il Presidente del CONI, Giovanni Malagò, ad affermare che c’è bisogno di un periodo di commissariamento molto lungo per poter riaffermare i forti poteri necessari per un progetto di riforme a lungo termine. Forse no. Di tutto ciò, resta il fatto che bisogna agire il più presto possibile ed in maniera decisa. Commissariare o no, bisogna riformare.

 

di Luigi Colucci