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Il Sassuolo “nostrano”

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Prendete una domenica di novembre, un rettangolo di gioco, due squadre con annessi tifosi al seguito. Vi domanderete cosa ci sia di particolarmente strano visto che in un Paese come il nostro, amante dello sport anche nei suoi positivi eccessi, ciò accade praticamente ogni week-end per diversi mesi all’anno. Eppure un fatto strano, per quanto bello, è accaduto il 19 novembre 2017 a Benevento, Stadio Ciro Vigorito, partita valevole per la Seria A Tim, Benevento contro Sassuolo.

Consigli; Gazzola, Acerbi, P. Cannavaro, Peluso; Biondini, Magnanelli, Missiroli; Politano, Matri, Ragusa. All. C. Bucchi.

Non è tanto il risultato che farà scalpore, per la cronaca Sassuolo batte Benevento 2 a 1, quanto la nazionalità dei giocatori in campo nella formazione neroverde. Tutti italiani. Tutti. Compreso l’allenatore (sfortunato poi ad essere “esonerato” esattamente una settimana dopo).

Ciò che colpisce, se ci si sofferma per un attimo a leggere la formazione in campo, è la capacità di una squadra con scarse risorse economiche, rispetto alle grandi della Scala calcistica italiana, di mandare in campo tutti titolari italiani in un’epoca sportiva in cui si fa di tutto pur di portare in Nazionale giocatori di altre nazionalità e “naturalizzati” per meri fini sportivi, oltre che cercare spasmodicamente talenti all’estero, spesso e volentieri a basso costo.

Ora, senza nulla togliere ai fantastici estri provenienti da tutto il mondo che calpestano gli stadi italiani, il fatto che una squadra di calcio oggi riesca a far giocare ben 11 giocatori della stessa nazionalità provoca uno scalpore mediatico alquanto risonante.

E’ ovvio che per riuscire in questa impresa (si tratta effettivamente di un’impresa) ci sono voluti anni ed anni, oltre che un immenso investimento sul settore giovanile per far si che questi ragazzi possano crescere in un contesto tranquillo (dal punto di vista sportivo) come Sassuolo, per poi farli affrontare al meglio il palcoscenico professionistico italiano, ma ciò che impressiona è il risultato finale.

Il fatto poi che molte società sportive, al giorno d’oggi, investano i loro danari all’estero per introdurre giovani atleti nel calcio italiano, rende l’impresa del Sassuolo ancor più esaltante per gli amanti del mondo dello sport. Questo perché in primis non si ha avuto paura di investire sui talenti “nostrani” e, in secondo luogo, c’è stata lungimiranza nel vedere del potenziale in questi ragazzi senza andarli a scovare chissà dove.

Oltretutto, anche la scelta tecnica del patron Squinzi è contraddistinta, negli ultimi anni, dal tricolore. Eusebio Di Francesco prima, Cristian Bucchi fino a qualche giorno fa e ora Giuseppe Iachini, sono stati chiamati a dirigere questa splendida orchestra, un mix di ragazzi e veterani che “sudano” (nel vero senso della parola) e danno l’anima per la loro squadra, dimostrando un attaccamento alla maglia senza eguali al giorno d’oggi.

Tanti complimenti al patron Squinzi, al presidente Rossi e al duo Carnevali-Angelozzi che hanno costruito un sogno per gli eterni romantici del calcio italiano. Un sogno che speriamo possa portare risultati soddisfacenti a livello sportivo…. ultra-meritati per l’impresa e per la capacità della società d’investire sui “talenti nostrani”, come nella migliore “parabola dei Talenti”.

Complimenti Sassuolo!!!

di Luigi Colucci