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Il professor Cassese sul Campidoglio: “Roma deve essere interesse dello Stato”

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Parola ad uno dei più illustri giuristi italiani, il professor Cassese, sull’assegnazione della delega su Roma ad un sottosegretario alla presidenza del Consiglio.

Roma è la capitale della Repubblica. La legge dello Stato disciplina il suo ordinamento”, è scritto nell’art. 114 della Costituzione. Questo vuol dire il riconoscimento di uno status particolare alla città di Roma, uno status che consente, anzi – a mio avviso – richiede, che vi sia un organo dello Stato incaricato dei rapporti con la città. Ciò non vuol dire diminuire l’autonomia dell’ente rappresentativo, il Comune, ma implica il riconoscimento di un interesse pubblico nazionale, legato alla città. Quintino Sella dispose i principali ministeri lungo via Venti Settembre perché dovevano essere non lontani dalla stazione ferroviaria, dove arrivavano allora i cittadini che, partendo da altre città, dovevano avere contatti con lo Stato. La città al servizio del Paese”.

Sulla sua proposta di dare una legge specifica a Roma Capitale ribadisce:
“Roma è la capitale, vi sono i ministeri, gli enti pubblici, una buona parte delle autorità indipendenti. La città non è solo al servizio dei romani, ma degli italiani. E gli italiani sono rappresentati dal governo nazionale. Naturalmente c’è da sperare che questa non divenga l’unione di due debolezze, che il sottosegretario incaricato degli affari romani sia persona esperta, che sappia gestire e dialogare, ma anche consigliare e aiutare”.

Infine sul nuovo sindaco e sui modelli da evitare, Cassese conclude:
“Mancano sia buon amministratori, sia efficaci politici. E avremmo bisogno di una persona con ambedue le caratteristiche.
Géographie de l’administration: L’impact du pouvoir exécutif dans les capitales nationales è un libro del 1974 di Michel Jean Bertrand. Illustra l’ordinamento delle città amministrative delle principali capitali europee e di altri paesi, Washington, Brasilia, tra l’altro. Vi si spiega come sono organizzati gli ordinamenti amministrativi dove sono sovrapposte esigenze diverse, quelle cittadine e quelle nazionali. Va anche ricordata l’esperienza del Governatorato di Roma, a capo del quale Mussolini volle Giuseppe Bottai, che era stato sottosegretario alle Corporazioni, ministro delle Corporazioni e ministro della Pubblica istruzione, e veniva ritenuto uno degli uomini di punta del fascismo. Mi auguro che l’ordinamento repubblicano non voglia esser da meno”.