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Roma, lotta al tavolino selvaggio: regole da rifare

Continua il caos normativo sulla questione dell'occupabilità del suolo pubblico; atteso il pronunciamento del Comune di Roma sulle questioni sollevate dai commercianti.

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Si riapre la disputa per i tavolini delle attività commerciali del centro di Roma: c’è il rischio che sia tutto da rifare.

Le autorizzazioni concesse e le sanzioni applicate a chi non ha rispettato le regole sono a rischio; una sentenza del Tar pubblicata ieri 9 gennaio, infatti, riaccende tutti i contenziosi tra pubblica amministrazioni e attività commerciali.

Tutto nasce da un ricorso presentato da un gruppo di ristoratori di San Giovanni: i legali notano che le autorizzazioni per l’occupazione del suolo pubblico vengono rilasciate sulla base di schede tecniche singole per ogni strada non definite nel nuovo Piano di massima occupabilità mai varato dal Comune.

“In pratica – spiega l’avvocato Patrizi – il I Municipio avrebbe dovuto predisporre delle schede tecniche per ogni via che, messe insieme, avrebbero dovuto realizzare il Pmo da approvare come atto amministrativo unico. Invece, ci siamo accorti che, a un certo punto, il Municipio che evidentemente voleva togliere i tavolini, ma non riusciva a trovare l’accordo sul piano definitivo, ha cominciato a non rilasciare le autorizzazioni provvisorie e addirittura a revocare concessioni storiche in base alle schede come se fossero esse stesse il Pmo”.

Quando a luglio scorso sono state presentate le osservazioni dei commercianti di San Giovanni, la scheda tecnica della via non era stata ancora conclusa e l’amministrazione non ha mai risposto alle delucidazioni richieste.

A questo punto il Tar ha accolto il ricorso dichiarando “l’obbligo di Roma Capitale di provvedere sull’istanza delle parti ricorrenti” entro il termine di 120 giorni, riservandosi in caso di inottemperenza “la nomina di un commissariato ad acta”.

La situazione è ancora complessa e si attende una risposta da parte del Comune che potrà fare ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza; il pronunciamento definitivo dovrà arrivare comunque entro giugno 2020, poichè i tempi per un rito del silenzio risultano molto brevi.