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Gloria, colpita al volto e ora sulla sedia a rotelle: “Ora aiuto le vittime”

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La notte del 26 novembre 2014 Gloria stava dormendo, mentre Ignazio Serata, il suo fidanzato 20 anni più grande di lei, le spara alla testa sfondandole il cranio in un casolare a Sacrofano.

Due anni di ospedale per le riabilitazioni, dopo aver passato una settimana in coma al Sant Andrea.
“Ho dovuto ricominciare a vivere piano, piano: a mangiare, a parlare, a muovermi. Faccio qualche passo e poi ho bisogno della sedia a rotelle. Ho perso l’occhio destro, l’udito all’orecchio destro. A lui non ci penso, cerco di concentrarmi sulla forza che ho conquistato in questi anni, sul mio impegno per aiutare le donne vittime di violenza. Ma se ci penso, lo odio”.

“Ricordo che avevamo cenato insieme e poi niente altro. Ho avuto un’amnesia post-traumatica. Stavamo insieme da circa due anni. Altre volte era stato violento e mi aveva maltrattata. Un giorno mi ha attaccata al muro, tentando di strozzarmi. Mi minacciava: ti uccido. Mi insultava. Non capivo di essere in pericolo. E adesso ripeto a tutte le donne: state attente ai primi segnali di violenza, non sottovalutateli. Non pensate non mi farà mai del male. State in guardia davanti a comportamenti maschilisti anche lievi, è l’indice che il vostro compagno potrebbe all’improvviso diventare violento. Cerco di far capire alle donne che è possibile ribellarsi e vivere non più sottomesse a un uomo. Molte pensano: a me non succederà, non mi ha mai fatto del male. Se l’avessi capito non mi troverei adesso in queste condizioni. Sono viva, ed è un miracolo. Ma quante ci hanno rimesso la vita per non aver capito in tempo”.

“Lui è stato condannato a sette anni, dopo 4 di carcere è tornato a casa – racconta Gloria – Io finora non ho avuto alcun risarcimento, lui non ha niente. Sto lottando per ricostruirmi una vita. Seguo corsi di counseling presso il centro antiviolenza, vorrei dare sostegno psicologico ed essere di aiuto alle vittime. Faccio un lavoro su me stessa, per ritrovarmi e superare tutto quello che mi è successo, le ferite indelebili che lui mi ha provocato. Le lezioni mi sono servite e mi piacerebbe continuare questo percorso. Intanto porto la mia testimonianza per sensibilizzare le donne e la socità, anche nelle scuole. Porto avanti il progetto “Vietato morire” sulla violenza contro le donne. Ho ricominciato anche a sfilare, il 22 novembre scorso ero in passerella al Chiostro del Bramante, in sedia a rotelle. E pian piano rinasco”.