Suicidio assistito, la decisione del Gip dopo la morte di un’attrice romana

Un attrice romana si era recata in Svizzera per ricorrere al suicidio assistito: ecco la decisione finale del Gip di Roma

Il 31 ottobre del 2023 Sibilla Barbieri, attrice e regista romana, morì in Svizzera, accompagnata dal figlio Vittorio Parpaglioni e sostenuta da Marco Cappato e dall’associazione Luca Coscioni. La donna, gravemente malata, aveva scelto di andarsene serenamente, prima che la malattia arrivasse ad uno stato più avanzato ed aveva ottenuto supporto e assistenza nel suo ultimo viaggio.

Suicidio assistito, la decisione del Gip dopo la morte di un’attrice romana – roma.cityrumors.it

La vicenda aveva portato ad uno scontro tra Luca Cappato e il Presidente della Regione Lazio Francesco Rocca: “La commissione ha esaminato in due occasioni la richiesta della signora Barbieri e il riesame avanzato dalla signora stessa – dichiarò Rocca – e si è espressa in maniera chiarissima sostenendo che non ricorrevano le condizioni previste sulla parte del sostegno vitale perché i pazienti che richiedono il fine vita devono essere sostenuti artificialmente: questo è uno dei requisiti individuati dalla Corte e mancava del tutto. Questo è un nodo squisitamente etico e politico, che non riguarda invece i professionisti serissimi che in due occasioni differenti hanno esaminato il caso della signora Sibilla”.

La donna, sostenuta dall’Associazione Coscioni, andò ugualmente in Svizzera per completare la procedura. Il figlio della donna era stato accusato di aiuto al suicidio: nei suoi confronti era stato aperto un fascicolo. La vicenda processuale si è chiusa oggi, con la nuova sentenza emessa dal Gip di Roma. Una vicenda che ha riguardato un’attrice romana molto conosciuta. Tra i suoi lavori più noti si ricorda il film Dio salvi la regina (2020), di cui è stata interprete e regista, che affrontava con toni ironici e profondi le fatiche e i sogni delle donne moderne.

La sentenza finale: archiviazione

Il Gip ha proceduto all’archiviazione del procedimento per aiuto al suicidio che coinvolgeva Vittorio Parpaglioni. A renderlo noto è l’associazione Luca Coscioni. “Il procedimento – spiega una nota – riguardava l’aiuto materiale e organizzativo fornito a Sibilla Barbieri, affetta da patologia oncologica irreversibile che, dopo il diniego ricevuto dalla Asl Roma 1, aveva deciso di ricorrere al “suicidio assistito” all’estero”. Nel caso di Barbieri la Asl “aveva accertato tre dei quattro requisiti previsti dalla sentenza 242/2019: patologia irreversibile, sofferenze intollerabili e piena capacità di decisione. Il nodo -prosegue la nota – riguardava il trattamento di sostegno vitale: pur essendo dipendente da una corposa terapia antalgica e dall’ossigenoterapia, la commissione medica della Asl Roma 1 lo aveva escluso con un’interpretazione restrittiva”. L’archiviazione emessa dal Giprecepisce invece l’interpretazione estensiva poi confermata dalla Corte costituzionale con la sentenza 135/2024, secondo cui il sostegno vitale comprende anche trattamenti farmacologici e assistenziali”.

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“Quella di Sibilla Barbieri è la terza archiviazione legata a un’azione di disobbedienza civile resa necessaria per superare le discriminazioni nell’interpretazione del requisito del trattamento di sostegno vitale. Il nodo centrale resta la decisione della Asl, che ha negato un diritto che, come riconosciuto anche dal parere del Comitato etico, avrebbe dovuto essere riconosciuto: Sibilla avrebbe potuto essere aiutata in Italiaafferma Filomena Gallo, avvocata e Segretaria nazionale dell’associazione Luca Coscioni -. Per questo torniamo a chiedere norme chiare che non ostacolino, ma garantiscano l’autodeterminazione delle persone che soffrono e non hanno prospettive terapeutiche”.

Diversi i procedimenti ancora aperti in numerosi tribunali nazionali, come Bologna, Como e Milano: “Se fosse stata in vigore la legge presentata dal Governo che è all’esame del Senato, insieme a Vittorio Parpaglioni saremmo stati processati e con ogni probabilità condannati per aver aiutato Sibilla a raggiungere la Svizzera. Sibilla infatti dipendeva da una corposa terapia farmacologica e dall’ossigenoterapia, oggi pienamente riconosciute come sostegno vitale. Il Governo, invece, vuole restringere questo requisito ai soli trattamenti sostitutivi di funzioni vitali, cioè alle macchine”, commentano Perduca e Cappato.