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Roma spiegata da Mi’ Nonno: San Pietro Parte 3

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Usciti dalla Basilica, l’occhio spazia subito sul colonnato berniniano, esempio tra i più mirabili della monumentale architettura romana di ogni tempo. Condotto a termine nel 1667 per volontà di Alessandro VII (Fabio Chigi pontefice dal 1655 al1667) come dimostrano gli stemmi posti alla sommità degli accessi, sta a significare l’abbraccio della chiesa a tutta l’umanità.

Il Bernini che originariamente lo aveva previsto chiuso, intuì l’effetto che avrebbe colpito l’ignaro visitatore, uscito dalle strette stradine dei Borghi(demolite poi per far posto a via Della Conciliazione) con l’improvvisa visione della maestosa  cupola, se ne fosse rimasto aperto il tratto centrale .Il colonnato à composto da 284 colonne doriche disposte su 4 file,88 pilastri e 140 statue poste nella parte superiore. Da un disco di pietra collocato nel pavimento della piazza si può ammirare la perfezione dell’ellissi, per cui si vede una sola colonna per ogni fila di quattro.

La piazza, definita in modo prodigioso dal colonnato, risulta di mt.240 nel suo più grande diametro, mentre nel minore è di mt.100; la lunghezza dall’apertura del colonnato alla facciata è di mt 350.Come può, poi, la nostra attenzione non essere attratta dall’obelisco che si erge al centro della piazza? Si tratta di un monolite che fu trasportato a Roma da Eliopoli allo stato grezzo, per ordine dell’imperatore Caligola, su una nave appositamente costruita. A titolo di curiosità diremo che fu necessario zavorrare il monolite con quattro enormi macigni e con 800.000 libbre di lenticchie che finirono per essere mangiate dai romani. La medesima nave venne in seguito impiegata dall’imperatore Claudio nella campagna contro l’attuale Inghilterra e finì i suoi giorni, affondata carica di cemento, per costituire il primo nucleo del porto di Ostia.

L’obelisco che fu lavorato dai marmorari romani, pesa senza base 440 tonnellate ed è alto mt 41. SistoV (Felice Maria Pere3tti 1585-1590) incaricò l’architetto Domenico Fontana, nel 1586,,di trasportarlo, dal circo di Nerone, ove si trovava, al posto in cui è oggi. Furono necessari 800 operai, 44 argani e 140 cavalli e quattro mesi di preparazione. A questo proposito è conosciuto l’episodio accaduto durante il suo innalzamento.

Essendo la manovra difficilissima era necessario il più assoluto silenzio. Sisto V aveva promesso la forca a chiunque avesse osato dire una sola parola. Ad un tratto ci fù un momento di panico in quanto, a causa dell’enorme peso che dovevano sollevare, le corde si tesero fin quasi a rompersi. Domenico Bresca da Bordighera, marinaio, capi’ immediatamente la situazione e noncurante delle conseguenze, urlò nel suo dialetto ligure “Aigua aeorde”, Fontana comprese e ordinò di versare acqua su di esse che si tesero a nuova forza. Il Papa, per riconoscenza verso chi aveva messo a repentaglio la propria vita per evitare un disastro, concesse a lui e a tutti i suoi discendenti, di fornire per Pasqua le palme bianche al Vaticano; privilegio che è tutt’ora valido.

Nel 1740 nella croce che sta alla sommità dell’obelisco fu posta una reliquia del Santo Legno. A completare la coreografia della piazza, ai lati dell’obelisco furono poste due fontane alte 14 metri; la prima a destra del Maderno (1613) la seconda a sinistra fu eseguita nel 1677 da Carlo Fontana. Si racconta che la regina Cristina Di Svezia, recandosi in visita dal Papa, restò meravigliata da tanta ricchezza d’acqua e credendo che avessero aperte le fontane in suo onore, disse “Ora basta grazie”. Fu sorpresa grandemente nell’apprendere che esse rimanevano sempre in funzione.

Siamo ora pronti ad entrare nella Basilica consapevoli che ci troveremo ad ammirare opere d’arte, ognuna delle quali anche la minore in importanza, farebbe la fortuna di molti musei di altri paesi. Ma di questo parleremo dopo un a breve pausa, focalizzandoci su altre sfaccettature della capitale.

Mi Nonno