Aumentano i casi di autolesionismo tra i giovani. “Ecco i segnali da non sottovalutare”

I responsabili del Bambin Gesù lanciano un allarme. I casi di autolesionismo tra i giovani continuano a crescere. Ecco come agire e i comportamenti da evitare

“Prima li individuiamo, più precoci possono essere le cure e maggiori le probabilità di guarigione”. Con queste parole il professor Stefano Vicari, direttore dell’unità operativa complessa di Neuropsichiatria infantile dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, analizza una delle piaghe che attanagliano le famiglie italiane: i continui casi di autolesionismo registrati tra i giovani. I casi, come evidenzia l’ospedale romano, sono in continuo aumento e preoccupano i medici e le famiglie.

In aumento i casi di autolesionismo tra i giovani. Ecco i segni da non sottovalutare – Roma.Cityrumors.it

“I disturbi mentaliesordisce Vicari, che ricopre anche il ruolo di professore di neuropsichiatria infantile all’università cattolica del Sacro Cuoreiniziano per lo più in adolescenza o addirittura nell’infanzia, mi riferisco per esempio all’ansia, alla depressione, al disturbo bipolare, alla schizofrenia, dunque a quelle patologie che siamo abituati a identificare con l’adulto”. Nell’adulto si registrano soprattutto le forme croniche: “Per questo abbiamo una grande necessità di intercettare tali disturbi quando compaiono, perché prima li individuiamo, più precoci possono essere le cure e maggiori le probabilità di guarigione”.

I problemi mentali legati a forme più o meno gravi di autolesionismo, sono spesso sottovalutati o nascosti. Molte famiglie non sono in grado di registrarli o, nella stragrande maggioranza dei casi, preferiscono evitare di affrontare il problema, fingendo che non esista: “C’è dunque bisogno di raccontare al grande pubblico cos’è la salute mentale, come si costruisce; bisogna spiegare cosa sono i disturbi mentali, proprio perché sia più facile gestirli”. Fondamentale quindi, saper riconoscere i problemi, affrontarli e provare a risolvere.

I segnali da non sottovalutare

Vicari prova a spiegare i segnali che non devono essere sottovalutati. Molti giovani provano a nascondere tutto a genitori, amici e parenti. “Sono adolescenti, ragazze soprattutto, che tendono a nascondere le cicatrici del loro comportamento. Indossano maglie a maniche lunghe anche nei periodi estivi, non si spogliano in spiaggia. Se prima avevano un buon rendimento scolastico, praticavano sport, avevano molte amicizie, dormivano e mangiavano con regolarità, cominciano poi a diventare sempre più irritabili e aggressivi, tendono a uscire meno di casa, si chiudono rispetto alle amicizie esterne. Rinunciano a fare attività fisica, il rendimento scolastico peggiora, si addormentano e si svegliano sempre più tardi, tanto da non riuscire più a frequentare la scuola, mangiano in maniera disordinata”.

Genitori e amici devono prestare attenzione a questi segnali: “Se questi cambiamenti diventano progressivamente più importanti, ma soprattutto stabili nel tempo, se durano per settimane, per mesi, io suggerirei ai genitori di non sottovalutare questa condizione e di chiedere aiuto a uno psicologo, a un neuropsichiatra infantile, a operatori della salute mentale. Chiedere aiuto non deve essere vista come una sconfitta o come un segno di debolezza, ma come il sostegno più importante che possiamo dare ai nostri figli”.

I segnali da non sottovalutare e che portano poi ai casi di autolesionismo tra i giovani – Roma.Cityrumors.it

Come si manifesta l’autolesionismo

Vicari sottolinea che per lo più dietro a comportamenti autolesionistici c’è sempre un disturbo dell’umore, nell’80-85% dei casi una depressione. “L’autolesionismo è un fenomeno molto diffuso: almeno il 30-40% dei ragazzi ci racconta di procurarsi lesioni con una certa regolarità. Inoltre, è il primo fattore di rischio per il suicidio”. E precisa: “Non tutti coloro che hanno comportamenti autolesivi tentano il suicidio, ma gran parte di chi tenta il suicidio ha alle spalle una storia ripetuta, protratta nel tempo di autolesionismo. Quindi abbiamo il dovere di intercettare questi ragazzi e di cercare di aiutarli. La salute mentale – continua –  così come la salute fisica, ha sicuramente una base biologica, genetica: avere genitori con un disturbo mentale aumenta notevolmente la probabilità che noi stessi a nostra volta possiamo soffrire di una patologia di questo tipo”. 

Ma esistono anche altri fattori, che possono cambiare da persona a persona: “Uno dei fattori di rischio più importanti per i disturbi mentali nel bambino è l’assunzione di sostanze da parte della madre in gravidanza. Almeno il 5% delle gravidanze in Italia viene condotto continuando una tossicodipendenza. Per sostanze si intende anche alcol e fumo. Altri fattori di rischio sono la malnutrizione, quindi la povertà, la scarsa stimolazione cognitiva. Direi tuttavia che il principale fattore di rischio nei ragazzi sono le dipendenze, da sostanze cannabinoidi in particolare”.

Le nuove generazioni: i tablet e gli smartphone

Il direttore del reparto di neuropsichiatria del Bambin Gesù parla anche di come le ultime generazioni subiscano bombardamenti continui attraverso tablet, smartphone e apparecchi di nuova generazione. Che possono recitare un ruolo importante. “Si stima che oggi i bambini occupino fino a sei ore al giorno con il telefonino – conferma Vicari –  che non è pericoloso di per sé soltanto: si deve considerare che il tempo trascorso con questi strumenti viene tolto all’attività fisica, all’attività creativa, alla lettura, al disegno, alle relazioni, agli altri bambini, e queste privazioni sono fattori di rischio importanti per i disturbi mentali. Le dipendenze sono un elemento a cui genitori dovrebbero prestare molta attenzione. Bisognerebbe educare i bambini a un uso responsabile dei device, porre dei limiti di tempo. Molti tra i più giovani ormai non dormono la notte per rimanere connessi, e la deprivazione del sonno è un fattore di rischio per i disturbi mentali”.

Passare più tempo insieme, condividere momenti con i propri figli è fondamentale – Roma.Cityrumors.it

Il ruolo dei genitori

Fondamentale quindi la presenza dei genitori, chiamati non solo ad intervenire nel caso in cui percepiscano segnali di pericolo, ma anche (attraverso la loro presenza continua) per cercare di evitare l’insorgenza di problemi. Dedicare tempo e farlo in modo sano, ai figli, è un esercizio ai quali i genitori non possono esimersi: “Non è vero che è importante solo la qualità del tempo che trascorriamo con i nostri ragazzi, è importante anche la quantità. Quando si ha poco tempo, spesso la relazione con i figli è di tipo inquisitorio, si fanno domande su domande, per sapere dello studio, del tempo libero, degli amici”. Essere presenti, significa quindi ben altro.Esserci vuol dire condividere uno spazio, la casa, il salotto. Significa anche stare in silenzio, vedere un film insieme, lasciare a un figlio lo spazio di cercare il genitore quando lui lo ritiene”.

Riuscire a passare più tempo con i propri figli, dialogare, condividere pensieri e momenti di vita, diventa quindi assolutamente necessario: “Del resto è quello che avviene nelle relazioni quotidiane: per poter coltivare una relazione c’è bisogno di tempo, di spazi, di silenzi, di tranquillità. Nella stragrande maggioranza dei casi di tentato suicidio, i ragazzi hanno fatto una richiesta d’aiuto poco prima di compiere un gesto così drammatico: sono stati dal medico, hanno provato a parlare con un insegnante, hanno tentato di chiedere aiuto ai propri genitori nel loro modo a volte bislacco. Noi dobbiamo cogliere questi segnali, perché spesso sono gli unici su cui possiamo contare”, conclude il professor Vicari.

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