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Show must go on

Quando a Settembre scorso dall’urna di Nyon uscirono le avversarie delle squadre di calcio italiane in Champions League, molti tra gli addetti ai lavori mugugnarono volgendo lo sguardo su quelle che erano le dirette concorrenti della As Roma nel girone definito “ di ferro”: Atletic Club de Madrid, Chelsea FC e Qarabag. Quest’ultima decisamente abbordabile, nonostante il freddo che accompagnerà la compagine giallorossa durante il match in trasferta, le prime due assolutamente più ostiche.

Eppure succede qualcosa di magico. Qualcosa di straordinariamente inaspettato che giustifica tante frasi fatte: “la palla è rotonda”, “si gioca in undici contro 11” oppure quella classica “noi siamo come loro”. 

Succede che in questo sport niente è scontato, come non lo è in tante discipline, dove anche l’ultimo può essere primo (Leicester docet), dove anche Davide può vincere contro Golia. E la Roma questo lo sa, l’ha sempre saputo fin quando è scesa a Stamford Bridge, nel cuore della Londra blu, ove solo un goal a 5 minuti della fine ha permesso al Chelsea di pareggiare contro una squadra, scusate il termine poco aulico, “gagliarda”. Sempre con la stessa grinta ha stravinto a Roma, portandosi in testa ad un girone che sembrava stregato sin dai primi attimi in cui sono usciti i risultati delle urne.

E poi succede l’incredibile. Si va in Ucraina, contro lo Shaktar, dove il piedone di Bruno Peres ferma la formazione arancio-nera, perché quella palla non doveva passare assolutamente. Ritorno a Roma, dove il gigante di Sarajevo, Edin Dzeko, porta la Roma ai quarti di finale.

Tutti segni del destino, collegati uno all’altra da un filo conduttore che rischiava di essere spezzato da un sorteggio sicuramente poco benevolo per la squadra di Di Francesco che pesca, agli ottavi di finale, il Barcellona di un marziano come Leo Messi in mezzo ad altrettanto alieni catalani.

Ed è più che ci vogliamo soffermare. Perché l’impresa che ne verrà non è solo sportiva, è soprattutto emotiva.

La forza di andare nel tempio del calcio, il Camp Nou, ed avere la sensazione che, nonostante i 4 goal presi, la squadra c’è e lo dimostra il goal realizzato nei minuti finali. La Roma, a questo punto, dovrebbe giocare una partita normale, una pura formalità come ipotizzavano in Spagna. Ed, invece, scatta la magia. La magia di poter vedere sui cartelloni luminosi un 3 vicino al nome Roma ed uno 0 vicino a quello del Barcellona, al termine di una partita che dire stoica è dir poco, per il cuore e la grinta mostrata dai 70 mila spettatori sugli spalti e dai giocatori in campo.

Nessuno ci credeva, loro si. Loro c’erano con la testa e con la maglia, a combattere centimetro per centimetro,fino a quando Manolas l’ha buttata dentro per il 3-0 finale. Un sogno che è diventato realtà, un incubo che è diventato speranza per il tricolore italiano.

Show Must Go On cantava Freddie Mercury, e questa è la speranza dei tifosi di tutta Italia, affinchè questo sogno possa continuare. Affinché questo Davide possa battere un eterno Golia. 

di Luigi Colucci