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La ricetta per diventare Campioni

Ore 22:45, Stadio Olimpico di Roma, Roma 0 – 0 Juventus. Un punto per i bianconeri di Max Allegri che vedono il secondo trofeo di questa stagione tra le loro mani in una sola settimana. Un punto che significa scudetto, il settimo per la Juve che in Italia non ha eguali. Scudetto che sarà probabilmente anche l’ultimo trofeo per Gigi Buffon, capitano di questa squadra che ogni anno non smette di sorprendere gli addetti ai lavori, poco importa che un campione se ne va perché la Juve già ha pianificato questa situazione da tempo. 

In un mondo in cui il gourmet la fa da padrone, non tralasciando la buona cucina tradizionale italiana (perché in fondo l’epopea della tagliatella non finirà mai), anche la Juve ha la sua ricetta (non) segreta. Un mix d’ingredienti che negli ultimi anni hanno fatto vincere tanto (non tutto) alla squadra bianconera. Perché al di là delle polemiche arbitrali e cose simili, è senza ombra di dubbio che la Juve ha meritato in questi anni sia con Antonio Conte, capace di prendere una squadra che l’anno prima non sembrava nemmeno una squadra di calcio e portarla subito allo scudetto, sia con Max Allegri, decisamente contestato quando è arrivato a Torino per prendere il posto di uno degli allenatori più amati dalla tifoseria bianconera ma che oggi sicuramente la società farà di tutto per tenere sulla propria panchina. 

Per descrivere questa ricetta partiamo proprio dall’allenatore. Il suo credo sicuramente è poco esteti (ma neanche troppo poco perché la Juve gioca bene) e molto vincenti, insomma l’importante è buttarla dentro. Squadra forte sia nelle prime linee che nelle seconde che non si lamentano mai. Marchisio, titolare inamovibile anni fa oggi fa panchina e non si lamenta mai; questo è solo uno degli esempi. La squadra sa portare il peso di un nome prestigioso come quello della Juventus, nonostante la giovane età di alcuni giocatori. Proprio dall’età la Juve riparte ogni anno, mercato estivo con innesti sempre di qualità che vanno ad affiancare allo zoccolo duro; un esempio è l’acquisto di Caldara l’anno scorso e portato a Torino con un anno di ritardo per far rifiatare i vari Chiellini Barzagli etc. Società seria, senza troppi proclami alla stampa, ben organizzata internamente, poche parole e molti fatti (tranne in Europa). Un brand in continua espansione grazie agli enormi investimenti fatti annualmente che mirano ad un miglioramento a medio-lungo termine (vedi lo stadio e le partnership). 

Che dire una gran bella squadra che però è incompleta fin quando non vincerà la Champions, ma in fondo non è poi così lontana. Di sicuro c’è da imparare.    

di Luigi Colucci