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Roma allo specchio

Claude Monet incanta Roma

Il 19 ottobre 2017 è stata inaugurata a Roma presso l’ala Brasini del Complesso del Vittoriano la mostra dedicata al celebre pittore impressionista Claude Monet. Le sessanta tele esposte mostrano la creatività dell’artista in vari momenti della sua vita, mettendo in evidenza l’evoluzione dello stile.

Nato a Parigi nel 1840, fin dalla giovinezza Monet mostra una predisposizione per il disegno e la pittura; risalgono alla fine degli anni ‘50 alcune caricature di vari personaggi, tra i quali probabilmente una zia, con cui si apre la mostra. Tra i primi lavori vi sono anche dei ritratti, in cui però il soggetto raffigurato viene messo in secondo piano rispetto al colore, che sarà sempre la sua grande passione.

A partire dagli anni ’80 Monet inizia a viaggiare attraverso l’Europa e depone sulla tela le impressioni suscitate dai paesaggi che vede per la prima volta. Significativo è “Il castello di Dolceacqua”, dipinto in Liguria nel 1884. A dominare la rappresentazione è il ponte, elemento che ordina e definisce lo spazio, ma ciò che attira l’attenzione sono soprattutto i colori chiari. Abituato a paesaggi brumosi e ad atmosfere cupe, durante il viaggio in Italia l’artista rimane talmente colpito dalla luce al punto da abbandonare definitivamente il nero optando per una tavolozza calda.

Dipinge sempre all’aperto, “en plein air”, e riposiziona il cavalletto nello stesso punto in diversi momenti della giornata perché ciò che gli interessa rappresentare è l’effetto prodotto dalla luce sugli oggetti. Lo si vede chiaramente nel dipinto “Londra. Il Parlamento. Riflessi sul Tamigi”, datato al 1905, in cui l’edificio sembra dissolversi nella nebbia e galleggiare sull’acqua.

Dopo essersi trasferito con la famiglia a Giverny, piccolo borgo rurale nei pressi di Parigi, nel 1899 Monet viene rapito dalla bellezza delle ninfee e decide di coltivarle personalmente. Da quel momento il giardino diventa il suo soggetto prediletto, lo ritrarrà infatti per ventisette anni. Ninfee, iris ed emerocallidi vengono rappresentati con un tripudio di colori sulle tele che, con il passare del tempo, diventano di dimensioni monumentali. Insieme ai fiori compaiono sempre il ponte giapponese, il viale di rose e il salice piangente, albero amato dall’artista perché il minimo soffio di vento ne mette in movimento i rami creando fascinosi giochi di luci e ombre.

Negli anni ’20, quando ormai il suo successo è consolidato e la sua fama diffusa in tutta la Francia, dei gravi problemi alla vista impediscono al maestro di distinguere nettamente le forme e i contorni, ma lui non abbandona il pennello e dipinge i suoi soggetti facendosi guidare dall’immaginazione. Il protagonista degli ultimi lavori è senza dubbio il colore, oggetti e paesaggi si riducono ad un folto intrico di linee dall’andamento irregolare al punto che i critici hanno interpretato quest’ultima fase creativa come un avvicinamento all’astrattismo.

Nel 1958 un incendio all’interno del Museum of Modern Art di New York danneggiò varie opere, tra cui alcune di Monet, ma con l’aiuto delle nuove tecnologie è stato possibile tornare indietro nel tempo. Sky Arte HD ha intrapreso un progetto ambizioso volto a riportare alla luce le immagini raffigurate nei quadri; nell’ultima sala del museo è infatti possibile ammirare un’accurata riproduzione di uno dei capolavori distrutti: Water Lilies (1914-26).

Il termine della mostra era stato fissato al giorno 11 febbraio 2018, ma il gran numero di visitatori che ogni giorno si riversano nelle sale del Vittoriano ha fatto sì che venisse prorogato. Pertanto fino al 3 giugno 2018 sarà possibile visitare il museo e calarsi in una dimensione onirica tra fiori, acqua e colore.

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Di Alessandro Gerundino