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Cronaca Roma

Controlli anti-terrorismo, polizia locale: “Per noi nessuna tutela, chiediamo la rotazione del personale nelle postazioni a rischio”

Siamo impiegati nei servizi antiterrorismo nei punti sensibili, ma a differenza delle altre forze dell’ordine non beneficeremo dei rinnovi contrattuali. Chiediamo al governo di accelerare la riforma che riconosca la specificità del nostro lavoro e nel frattempo chiediamo di far ruotare tutto il personale esterno, in modo da ridurre i rischi”.

A parlare ai microfoni di Roma City Rumors è Marco Milani, segretario della polizia locale SULPL, che denuncia che “con l’innalzarsi dell’allerta terrorismo noi veniamo impiegati insieme a tutte le altre forze dell’ordine nel presidio di aree sensibili come stazione, i monumenti, il Colosseo, Fontana di Trevi, Piazza di Spagna ma non solo, penso anche a Piazza della Signoria a Firenze, tutta l’Italia è una città d’arte. Ma siccome da 40 anni aspettiamo una riforma che preveda più tutele, non rientriamo nel comparto sicurezza, quindi non abbiamo la formazione, né gli strumenti necessari, dal personale all’armamenti. Non abbiamo neppure tutele giuridiche e previdenziali. Se subiamo un infortunio o danni permanenti in servizio, o un’aggressione, dopo otto mesi rischiamo il licenziamento. Sembra che questo governo sia più attento al tema: il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ci sta lavorando, ma chiediamo di accelerare”, dichiara Milani.

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Milani (SULPL): “Legge quadro polizia locale ferma da 40 anni”

L’allarme sicurezza resta alto a Roma, dove sono stati intensificati i controlli nei punti ritenuti sensibili, cioè potenzialmente a rischio attacchi terroristici. “Il mutamento della sicurezza urbana, i tagli degli ultimi trent’anni alle forze dell’ordine statali, hanno pian piano portato la polizia locale a svolgere compiti che prima non gli erano propri, specialmente nelle città metropolitane. La legge quadro sulla polizia locale è ferma a 40 anni fa, quando ai vigili urbani svolgevano solo il compito da ausiliari del traffico, oggi invece hanno il compito di sgomberare le case dei Casamonica, di controllare le occupazioni abusive, i campi nomadi e vengono impiegati a 360 gradi nell’attività di polizia urbana”, aggiunge.

Intervista a Marco Milani, segretario del Sindacato Unitario di polizia locale – roma.cityrumors.it

La richiesta della polizia locale di Roma

Il SULPL, nell’attesa della riforma strutturale del comparto, chiede almeno la rotazione degli agenti: “A Roma in totale siamo poco meno di 6mila unità e dovremmo essere molti di più. Circa 4mila svolgono servizi esterni ma non tutti vengono impiegati nei punti sensibili. Tutti quelli idonei nei servizi esterni dovrebbero ruotare, in attesa della riforma legislativa, perché questo abbatterebbe il rischio e ridurrebbe il tempo di esposizione all’allarme terroristico. Questo si può fare da subito senza dover aspettare la riforma legislativa o il rinnovo contrattuale che preveda strumenti, tutela, formazione per l’abbattimenti del rischio”. 

“Non abbiamo protocolli e direttive dal nostro comando”

Il sindacato lamenta anche di non aver ricevuto regole specifiche da seguire per i servizi anti-terrorismo: “Non abbiamo ricevuto circolari o protocolli specifici. Un maggior timore da parte degli operatori che denunciano questa disparità di trattamento rispetto alle altre forze dell’ordine. A medesimi compiti richiesti non corrispondo le stesse tutele e garanzie. Mancano anche protocolli e direttive precise da parte del nostro comando sull’atteggiamento e comportamento da seguire in caso di particolari criticità”.