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Il pontefice e re Mohammed VI siglano un’alleanza contro gli estremismi “un’offesa a Dio” Gerusalemme come “patrimonio comune dell’Umanità”

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Papa Francesco e il re Mohammed VI, 34 anni dopo il discorso a Casablanca di Giovanni Paolo II e ottocento dopo l’incontro tra San Francesco d’Assisi e il Sultano al-Malik al-Kamil, come lo ricorda il papa nel suo discorso nella Spianata della Moschea Hassan, hanno stipulato in questo storico incontro nella capitale marocchina Rabat, sotto il buon auspicio di una generosa pioggia, un’alleanza contro gli estremismi religiosi considerati “un’offesa a Dio” e firmato un documento per “preservare Gerusalemme come luogo e patrimonio comune dell’Umanità“;

così si è conclusa la prima giornata della visita del Pontefice in Marocco.”

È importante preservare la Città santa di Gerusalemme/Al Qods Acharif come patrimonio comune dell’umanità e soprattutto per i fedeli delle tre religioni monoteiste, come luogo di incontro e simbolo di coesistenza pacifica, in cui si coltivano il rispetto reciproco e il dialogo“, si legge nella dichiarazione siglata.
Per favorire il dialogo e l’incontro nel mondo il Re sottolinea il suo impegno contro il radicalismo religioso con la creazione dell’istituto Mohammed VI per la formazione di imam, predicatori e predicatrici, il radicalismo dicesi fonda sull’ignoranza dell’altro, sulla mancanza di conoscenza dell’altro, sulla mera ignoranza“.”È indispensabile opporre al fanatismo e al fondamentalismo la solidarietà di tutti i credenti, avendo come riferimenti inestimabili del nostro agire i valori che ci sono comuni. In questa prospettivaaggiunge il Papasono lieto di poter visitare l’Istituto Mohammed VI per imam, predicatori e predicatrici, voluto da Vostra Maestà, allo scopo di fornire una formazione adeguata e sana contro tutte le forme di estremismo, che portano spesso alla violenza e al terrorismo e che, in ogni caso, costituiscono un’offesa alla religione e a Dio stesso“.
Sulla crisi delle migrazioni il papa sottolinea in più occasioni la costante attenzione dovuta “Non vogliamo che l’indifferenza e il silenzio siano la nostra parola” perché “una società che perde compassione è una madre sterile“.