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Roma: illustrati i risultati dei NAS per il biennio 2016-17; 450 persone denunciate e 116 studi dentistici sequestrati

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Carabinieri NAS

Ben 450 persone denunciate e 116 studi dentistici sequestrati, in quasi la metà dei casi per esercizio abusivo della professione. E’ questo il frutto dei 1.348 controlli effettuati dai Nas tra dentisti e sedicenti tali nel biennio 2016-17, mentre già dieci sono i reati segnalati nel 2018. A illustrare i dati è il generale Adelmo Lusi, comandante del Nucleo Carabinieri per la Tutela della Salute, intervenuto al corso di formazione “La salute orale: il ruolo dei media per una cultura della prevenzione”, organizzato dalla Federazione degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo). Da Milano a Caserta, i reati travalicano i confini regionali e vanno dall’odontotecnico ‘itinerante’ che ‘cura’ i denti a bordo di un furgone, all’inosservanza delle norme di sicurezza per l’uso di macchinari che emettono radiazioni. Nello specifico il lavoro dei 38 nuclei antisofisticazione presenti in Italia hanno portato al sequestro di 1.872 confezioni di farmaci e di 1.442 dispositivi, 448 sono state le persone denunciate per un totale di 837 illeciti penali e 189 amministrativi, per 664.500 euro di sanzioni e 50 milioni di beni sequestrati. Nel 41% dei casi è stato denunciato l’esercizio abusivo della professione, nel 48% l’inosservanza di requisiti igienici e strutturali, nel 22% l’inosservanza delle norme di sicurezza degli apparecchi che emettono radiazioni, nell’11% strutture prive di autorizzazione. Con la modifica dell’articolo 348 del #CodicePenale, da febbraio 2018 sono previste norme molto strette contro il reato di esercizio abusivo di una professione, ovvero reclusione da 6 mesi a 3 anni e multa da 10 mila a 50 mila euro. “Norme che si spera potranno diminuire il fenomeno dell’abusivismo e del “prestanomismo”, commenta Raffaele Landolo, presidente della Commissione Albo Odontoiatri Nazionale. Intanto però come difendersi? “La prima forma di tutela del paziente è verificare il titolo professionale abilitante, cosa che nessun paziente chiede”, commenta il Generale Lusi. In secondo luogo, “controllare, prima della visita, se il professionista è iscritto all’albo”.