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“Il bacio” tra arte e letteratura

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«Ma poi che cos’è un bacio? Un giuramento fatto poco più da presso, un più preciso patto, una confessione che sigillar si vuole, un apostrofo rosa messo tra le parole “T’amo”; un segreto detto sulla bocca, un istante d’infinito che ha il fruscio d’un’ape tra le piante, una comunione che ha gusto di fiore, un mezzo di potersi respirare un po’ il cuore e assaporarsi l’anima a fior di labbra.»

È con queste parole che Edmond Rostand, nella sua più famosa opera, Cyrano de Bergerac, definisce il bacio, un’importante forma di contatto fisico, che può essere interpretata come espressione di amore, amicizia, affetto.

C’è anche chi, come lo scrittore Erri de Luca, considera i baci non come «anticipo d’altre tenerezze», bensì come «il punto più alto», e, quindi, l’apice dell’eros.

In letteratura, numerosi autori hanno attribuito diverse caratterizzazioni al bacio: desiderato nel Carme 5 di Catullo («Da mi basia mille, deinde centum,/dein mille altera, dein secunda centum,/deinde usque altera mille, deinde centum»), passionale nel Canto V dell’Inferno di Dante (il «bacio tremante» tra Paolo e Francesca), furtivo nel Decamerone di Boccaccio («Bocca baciata non perde ventura, anzi rinnuova come fa la luna»), fatale in Romeo e Giulietta di Shakespeare («O speziale veritiero! Il tuo veleno è rapido. E così con un bacio io muoio»), infine ottenuto con l’inganno in Bel-Amì di De Maupassant («Un bacio legale non potrà mai valere un bacio rubato»).

Nondimeno, è importante ricordare che la tematica del bacio è stata analizzata anche nell’arte figurativa. Difatti, una delle opere più significative è costituita dal celeberrimo Il bacio di Francesco Hayez, realizzato nel 1859 e conservato nella Pinacoteca di Brera. Questo dipinto, divenuto il manifesto del Romanticismo italiano, raffigura un appassionato quanto sensuale bacio tra due giovani amanti, in un clima di romantica sospensione.

L’uomo tiene tra le mani il viso della giovane, che cede alle tenerezze, stringendo le spalle dell’amante con il braccio sinistro. Coinvolti in questa estasi amorosa, i due corpi tendono a fondersi, con il busto dell’uomo che si piega assecondando il movimento del corpo della fanciulla.

“Il bacio” di Francesco Hayez – 1859

L’opera in esame ha riscosso notevole successo nel Ventesimo secolo, come emerge da successive rielaborazioni effettuate in ambito non solo artistico, ma anche industriale e cinematografico.

Innanzitutto, l’opera ebbe talmente tanto eco nella seconda metà dell’Ottocento, da essere ripreso da artisti contemporanei di Hayez, quale Gerolamo Induno che, in La partenza del garibaldino, descrive il malinconico addio tra il volontario garibaldino, in partenza al seguito dei Mille, e l’anziana madre. In esso l’artista ripete l’immagine de Il bacio, introducendola in un’ambientazione risorgimentale.

Inoltre, è possibile annoverare anche il dipinto Triste presentimento dello stesso Induno, in cui egli esprime l’angoscia della donna in attesa dell’amato. Il pittore ha reso omaggio ad Hayez collocando, in una stanza piena di oggetti ordinari, una riproduzione de Il bacio, appesa alla parete.

L’opera ha rappresentato anche un espediente commerciale, come dimostrato dall’impiego che ne fece Federico Seneca, direttore artistico della Perugina, quando nel 1922 fu chiamato a elaborare la pubblicità dei Baci Perugina. Egli, infatti, si ispirò proprio al dipinto di Hayez per creare l’immagine dei due amanti con un fondo stellato, nella scatola blu tipica dei Baci Perugina.

Infine, Il bacio ha influenzato anche le opere cinematografiche, come dimostrato dal celebre film Senso, in cui il regista Luchino Visconti ha voluto che il bacio passionale tra la contessa Livia Serpieri ed il tenente austriaco Franz Mahler, nella villa di Aleno, riproducesse l’opera di Hayez.

Il capolavoro romantico ha assunto una valenza universale, in quanto raffigura giovani amanti, sopraffatti da una passione così totale, in un contesto medievale, espediente che l’artista ha usato per aggirare la censura. Ciò consente anche allo spettatore del 2018 di identificarsi in essi, di desiderare di trovarsi in quell’abbraccio caldo e avvolgente della persona amata.

Arriva il momento in cui anche l’uomo più forte si toglie la corazza per mostrarsi al mondo con tutte le sue fragilità e le sue debolezze, si apre all’altra persona così da entrare in contatto con la sua anima. L’amore non è che un’affinità di anime e corpi, una sintonia inaspettata e magica che si crea tra due persone.

Ecco, nel momento in cui gli amanti cedono alla passione non ci sono più parole che possano descrivere il loro stato d’animo e i loro sentimenti, che irrompono nella vita quotidiana con la forza di un fiume in piena, che per tanto tempo è stato trattenuto in una diga e, all’improvviso, segue un percorso diverso, irregolare.

Ed è allora che, hic et nunc, i due amanti si abbandonano ad un bacio intenso e seducente, passionale e travolgente, totale ed emozionante, che, a ragione, Ingrid Bergman aveva definito come «un dolce scherzo che la natura ha inventato per fermare i discorsi quando le parole diventano inutili».

Articolo di Valeria Castelluccio