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Ivana Minguzzi racconta il successo dell’evento a Formello

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Ivana Minguzzi

Una serata indimenticabile a Formello 

La Sala Grande di Palazzo Chigi  a Formello si è riempita all’inverosimile e pur avendo una capienza di almeno 120 persone, molti sono rimasti fuori; tutti vogliono vedere e sentire Giuseppe Costanza, piccolo di statura ma grande dentro e soprattutto tenace nel voler portare una testimonianza di quello che è successo quel 23 maggio del 1992, quando è seduto nella Fiat Croma, ma nel sedile posteriore, perché Falcone vuole guidare con accanto la moglie, Francesca Morvillo, in una parvenza di normalità, e questa circostanza gli ha salvato la vita .

All’altezza di Capaci, mille quintali di tritolo, hanno fatto saltare per aria la prima macchina con tre agenti di scorta, tutti morti e mandato a sbattere la seconda auto, quella del Giudice Falcone contro l’autostrada ,che si è sollevata letteralmente come un muro. Falcone e la moglie muoiono sul colpo e Costanza si salva anche se ne uscirà solo dopo mesi di ospedale e di interventi.

Mentre racconta come sono andate le cose, sullo schermo dietro di lui, scorrono le  foto dell’attentato, ma soprattutto la lista interminabile delle persone uccise dalla mafia in quegli anni. Giornalisti, magistrati, generali dei Carabinieri, tutti morti in Sicilia,  dove la Mafia in quel periodo ha avuto un enorme potere.

Quale è stata la vera colpa di Falcone ? Forse, come dice Costanza , avere detto una settimana prima :” E’ fatta, sarò Procuratore Nazionale Antimafia”. Chi ha messo il tritolo è stata solo manovalanza locale, ma chi ha dato l’ordine stava più in alto.Falcone non si era portato come al solito il computer pieno di informazioni, ma quest’ultimo è stato ritrovato stranamente e completamente vuoto.

Ma perché Costanza parla di ” stato di abbandono ” ? Perché dopo l’incidente lui viene emarginato, lo mettono a fare fotocopie, non lo invitano, per anni,  alla ricorrenza del 23 maggio e soprattutto non è mai stato ascoltato da una commissione antimafia.

Solo ultimamente partecipa alla ricorrenza e gli è stata conferita la Medaglia d’Oro  al Valore Civile. Nella Sala Grande ci sono anche ragazzi di Formello che sono venuti con la loro Preside e ascoltano in silenzio il racconto di, quello che è stata la mafia, ma soprattutto gli intrighi di quegli anni.

Il secondo intervento è quello del magistrato Salvatore Sfrecola , che conferma la denuncia di Costanza di essere stato “lasciato solo”, perché, dice, troppe volte chi fa il suo dovere si sente ripetere: “Chi te lo fa fare, lascia perdere “, parole di chi non vuole che un’indagine vada avanti.

Questo detto da amici, il più delle volte preoccupati che non andiamo a trovarci di fronte a qualche intoccabile; spesso anche estranei e personaggi dell’entourage che vogliono proteggere coloro sui quali si sta estendendo l’accertamento.

La magistratura della quale ha fatto parte per 40 anni con funzioni giudicanti e requirenti, spesso si trova a indagare su illeciti, fonte di danno erariale per corruzione o per gravi pregiudizi finanziari e patrimoniali nei confronti dello stato o degli enti pubblici.

Si tratta di sprechi, spese gonfiate, acquisto di beni inutili o in quantità inutile. E siccome è escluso che un pubblico funzionario o amministratore sprechi denaro pubblico perché incapace, il più delle volte agisce così perché deve fare un piacere a qualcuno che poi lo ricambierà; non sempre in denaro, ma spesso in ” altra utilità “, con l’assunzione di un familiare, con una vacanza gratis…….

Mettere il naso in queste vicende può essere pericoloso e produce isolamento; anche fra i colleghi, magari pochi, viene considerato un rompiscatole, uno da evitare perché non potrà essere utile per un “piacere”  o una “raccomandazione”.

Termina dicendo: “Può essere sgradevole, ma a noi, servitori dello Stato, certi di fare il dovere richiestoci  dalle leggi, che qualcuno si allontani non ci interessa perché vuol dire che ha un’altra concezione del dovere. A sorpresa si alza un giovane sacerdote  che, scopriremo, è venuto con la scorta, Don Antonio Colucci che con un modo aperto e simpatico ci dice che anche lui combatte per la legalità e per questo ha ricevuto minacce di morte e addirittura  nel 2014 gli hanno sparato. Ha rimesso a posto una villa sequestrata a Salvatore Nicitra della Banda della Magliana e vi ospita disadattati, senza fissa dimora, drogati, persone uscite dal carcere e opera soprattutto nella zona di Roma Nord. E’ col messaggio di Don Antonio che è terminata una serata indimenticabile che ha visto la presenza di alte cariche istituzionali, giornalisti, giovani, gente comune, molti formellesi e anche molti olgiatini, che ci stanno seguendo con affetto.

Un grazie particolare all’ambasciatore Vincenzo Prati, nostro amico e moderatore, al Sindaco di Formello Gian Filippo Santi, all’Assessore alla Cultura, Federico Palla e ai suoi collaboratori, ad Angelo Del Vero, che ci dà sempre una mano preziosa, ai giornalisti che parlano di noi e al supporto di Mario Pozzi, Consigliere del Forum Nazionale Giovani, allo Studio Associato Perigeo e all’Hotel “La Meridiana” di Formello.

Ivana Minguzzi